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Pluriversum

Ci sono periodi dell’anno in cui il lavoro rallenta e si crea uno spazio per guardare ciò che si è fatto e a ciò che potrebbe venire dopo.

La pausa estiva può essere un momento di bilanci, domande e progetti per la ripresa. Una sorta di compito per le vacanze: osservare il proprio percorso e chiedersi quale potrebbe essere il passo successivo.

Una delle possibilità da esplorare è il lavoro dell’orientatore. Tuttavia, non è sempre chiaro che cosa faccia davvero questa figura. Anche come comunità professionale continuiamo a interrogarci sulle attività che la caratterizzano, sulle competenze necessarie e sui confini rispetto ad altri ruoli.

L’orientatore accompagna le persone quando occorre comprendere dove ci si trova, esplorare possibilità e costruire un passo successivo. Può lavorare con studenti che devono scegliere un percorso, giovani che si avvicinano al mondo del lavoro, adulti in transizione o persone che, per ragioni personali, sociali o territoriali, incontrano maggiori ostacoli nell’accesso alle opportunità.

Non indica una strada e non decide al posto degli altri. Aiuta a conoscere meglio le proprie risorse, leggere i contesti, ampliare le alternative e trasformare una scelta in un progetto praticabile e sostenibile.

Per questo non basta saper ascoltare o conoscere scuole, università e professioni. L’orientamento richiede una preparazione specifica e la capacità di tenere insieme la persona e la sua storia, le opportunità formative, il mercato del lavoro, i servizi disponibili e le condizioni che possono facilitare o limitare un percorso.

Che cosa fa concretamente

Il lavoro cambia secondo i destinatari, i contesti e la funzione richiesta. Orientare a scuola, in un ente di formazione o in un’agenzia per il lavoro comporta attività e responsabilità differenti. Alcuni elementi, tuttavia, ricorrono.

Un orientatore può condurre colloqui orientativi, progettare laboratori di gruppo, accompagnare la ricerca e la valutazione delle informazioni, sostenere una transizione, collaborare con scuole e servizi o contribuire alla progettazione di interventi territoriali.

Prima di intervenire deve comprendere il bisogno. Una richiesta apparentemente semplice, come “quale scuola scelgo?” o “come posso trovare lavoro?”, può contenere domande molto diverse. Il compito dell’orientatore è comprendere e definire insieme alla persona il bisogno orientativo, leggere la situazione e individuare il tipo di supporto più adeguato.

Non considera interessi e capacità come caratteristiche già definite. Aiuta la persona a esplorarli e svilupparli attraverso esperienze, informazioni, prove e momenti di confronto.

Orientare non coincide con una risposta immediata. È un processo che aiuta a comprendere la propria situazione, acquisire strumenti e costruire progressivamente una maggiore capacità di scelta.

Quali competenze servono

Percorsi universitari in psicologia, scienze dell’educazione, sociologia e in altri ambiti umanistici, economici o sociali possono offrire basi utili e differenti. Nessuno di essi, però, coincide automaticamente con la preparazione necessaria per svolgere questo lavoro.

Un orientatore deve saper analizzare una domanda, condurre colloqui e attività di gruppo, progettare percorsi coerenti con i bisogni e i contesti. Deve saper reperire, selezionare e rendere comprensibili le informazioni, conoscere i sistemi dell’istruzione, della formazione e del lavoro e sostenere le decisioni senza sostituirsi alla persona.

Servono inoltre attenzione alle disuguaglianze, alle condizioni di vulnerabilità e agli ostacoli nell’accesso alle opportunità, capacità di collaborare con scuole, imprese, servizi e altri professionisti e disponibilità a documentare e valutare il proprio intervento.

Fa parte del ruolo anche riconoscere i propri limiti. L’orientatore ha una funzione specifica e non può né deve sovrapporsi ad altre figure professionali. Deve distinguere i diversi bisogni, lavorare in raccordo con le competenze presenti e, quando necessario, favorire l’accesso al professionista o al servizio più appropriato.

Queste capacità si costruiscono attraverso una formazione mirata, la pratica supervisionata, l’osservazione, il confronto tra colleghi e la riflessione sulle esperienze.

Non esiste un orientatore che sa fare tutto

L’orientamento è un campo multiprofessionale. Alcuni interventi richiedono maggiori competenze educative, altri una conoscenza approfondita del mercato del lavoro, altri ancora una preparazione psicologica o la capacità di lavorare con organizzazioni e reti territoriali.

Orientare non significa possedere da soli tutte queste competenze. Significa avere un nucleo professionale riconoscibile e saper collaborare con docenti, psicologi, educatori, operatori dei servizi per il lavoro, imprese e altri soggetti del territorio.

La qualità dell’orientamento dipende dalla capacità di progettare e sostenere percorsi che colleghino attività, servizi ed esperienze diverse. Anche un intervento realizzato da un singolo professionista può essere utile, ma acquista maggiore valore quando è coerente con le esperienze precedenti della persona e con i passaggi successivi.

Una professione che richiede metodo e responsabilità

L’orientatore interviene in momenti importanti della vita delle persone. Deve quindi evitare risposte affrettate, interpretazioni rigide e promesse che non può mantenere.

Deve saper lavorare con l’incertezza senza trasformarla in immobilità e mettere le aspirazioni in dialogo con opportunità, vincoli e condizioni di accesso. Non considera soltanto le caratteristiche individuali, ma anche l’accessibilità delle opportunità, la qualità dei servizi e le risorse disponibili.

La responsabilità professionale consiste nel contribuire a creare le condizioni perché la persona comprenda meglio la propria situazione e ampli la propria capacità di agire.

L’esito non è necessariamente una decisione immediata. Può essere una domanda formulata meglio, un’alternativa in più, un’esperienza da provare o un primo passo concretamente realizzabile.

Per chi può essere un lavoro interessante

È una professione adatta a chi è interessato alle persone e ai loro percorsi, ma anche ai sistemi nei quali studiano, lavorano e costruiscono opportunità.

Richiede curiosità, capacità di analisi, attenzione alle trasformazioni sociali e disponibilità ad apprendere. Richiede anche di saper stare nella relazione senza occupare lo spazio decisionale dell’altra persona.

Non è il lavoro di chi possiede tutte le risposte. È il lavoro di chi sa costruire domande utili, rendere accessibili le informazioni, progettare esperienze e accompagnare le persone mentre imparano a orientarsi.

In Pluriversum pensiamo all’orientatore come a un professionista capace di collegare persone, formazione, lavoro, servizi e territorio. Una figura che sostiene le scelte senza prescriverle e contribuisce a rendere le opportunità non soltanto disponibili, ma realmente accessibili.

Un compito per la ripresa

Tra i possibili compiti per questa pausa può esserci quello di osservare più da vicino una professione che spesso si conosce solo in parte.

Se stai concludendo gli studi, hai iniziato da poco il tuo percorso professionale o stai valutando un cambiamento e ti riconosci in questo modo di lavorare, il tuo prossimo passo può iniziare dall’esplorazione: conoscere le attività, comprendere i contesti e verificare quali competenze possiedi già e quali hai bisogno di sviluppare.

Raccontaci il tuo percorso e scopri le opportunità di collaborazione con Pluriversum. La ripresa delle attività può essere anche l’inizio di una nuova direzione professionale.

 


 

Qualche lettura per cominciare a orientarsi

Dina Guglielmi e Rita Chiesa, Orientamento scolastico e professionale. Modelli, metodologie, strumenti, Il Mulino, 2021.

Giovanna Del Gobbo, Daniela Frison e Glenda Galeotti, Early Career Education. Strategie e prospettive di orientamento, Pensa MultiMedia, 2021.

Diego Boerchi, a cura di, Orientamento e consulenza di carriera per la soddisfazione lavorativa, Edizioni Studium, 2025.

Roberto Dainese, Valeria Friso e Simone Visentin, Comprendersi e orientarsi nella quotidianità e oltre. Il quotidiano educativo e formativo nei bisogni educativi speciali, FrancoAngeli, 2026.