Pluriversum

Cosa cercano le nuove generazioni dal lavoro? Una giornata per progettare insieme

Le nuove generazioni che entrano oggi nel mondo del lavoro non sembrano cercare soltanto un impiego, né soltanto una progressione lineare di carriera.
Ricerche e report recenti restituiscono una sintesi efficace: attenzione al benessere e all’equilibrio tra vita professionale e personale, Sicurezza economica, possibilità di riconoscere un significato nel proprio lavoro.

Sono bisogni che non possono essere letti solo come aspettative individuali. Interrogano le organizzazioni, i modelli di accompagnamento, la qualità delle relazioni professionali e la capacità dei contesti di rendere praticabili percorsi di crescita sostenibili.

Per questo, come Pluriversum, abbiamo scelto di dedicare una giornata formativa ai nostri giovani collaboratori e collaboratrici, non come momento isolato di aggiornamento, ma come spazio di progettazione condivisa.

Il gruppo di lavoro è cresciuto progressivamente: nell’ultimo biennio si è arricchito di più di trenta nuovi orientatori e orientatrici. Registriamo frequentemente nuovi ingressi, che arrivano in larga parte attraverso un passaparola qualificato, che nasce dentro una comunità professionale di area, tra laureandi, giovani professionisti, colleghi e colleghe privenienti da altre esperienze educative e orientative.

Pluriversum viene consigliata come un contesto in cui imparare a “fare” orientamento: non solo conoscere strumenti e procedure, ma osservare pratiche, attraversare situazioni, confrontarsi con colleghi più esperti, costruire gradualmente una postura professionale.

In questo senso, la giornata ha avuto anche il valore di un passaggio di onboarding continuo. Non riguardava soltanto chi è entrato da poco, ma un gruppo di giovani professionisti e professioniste che, in alcuni casi, collabora con noi già da qualche anno. Questo dato ci sembra significativo: l’ingresso in un’organizzazione prosegue nel tempo attraverso occasioni ricorrenti di confronto, rilettura dell’esperienza e partecipazione ai processi comuni.

L’onboarding, letto in questa prospettiva, non è solo trasmissione di informazioni organizzative. È costruzione progressiva di appartenenza, comprensione del metodo di lavoro, accesso alle reti professionali interne e possibilità di collocare il proprio contributo dentro una traiettoria più ampia.

La giornata è stata aperta da un intervento di Simone Natali, professionista con una lunga esperienza nei campi della didattica inclusiva, della facilitazione linguistica, della mediazione linguistico-culturale e dei progetti educativi in contesti scolastici e interculturali.

La scelta di aprire con questo contributo nasce dalla volontà di mettere a disposizione del gruppo strumenti specifici, coinvolgendo professionisti e specialisti capaci di aiutare gli orientatori e le orientatrici ad affrontare meglio il lavoro in contesti complessi, in particolare sui temi dell’inclusione e dell’interculturalità.

L’intervento si è articolato in tre passaggi: una prima attività relazionale in gruppi, utile sia al team building sia all’avvicinamento ai temi della giornata; una presentazione della realtà studentesca di Prato, come contesto concreto da cui leggere bisogni, vincoli e pratiche; un approfondimento sulle tecniche di semplificazione testuale, intese come strumenti operativi per rendere più accessibili le comunicazioni, le attività e i materiali rivolti agli studenti.

La giornata è poi proseguita con un lavoro in team: confronto tra pari, analisi di situazioni concrete, emersione di bisogni professionali, progettazione di possibili risposte operative.

Anche la retention può essere osservata da questa angolatura. Non come semplice capacità di “trattenere” le persone, ma come esito di condizioni organizzative che rendono sostenibile la permanenza: relazioni professionali di qualità, riconoscimento del contributo, possibilità di apprendere, spazi di autonomia e occasioni reali di partecipazione.

Alcune opinioni raccolte a fine giornata sembrano confermare questa direzione. Una partecipante ha scritto:

“Pluriversum dà la possibilità di sviluppare le mie competenze, mi piace il clima che c’è, mi sembra di poter crescere e sentirmi efficace e mi dà il giusto equilibrio tra sicurezza e libertà lavorativa.”

Un’altra restituisce il valore del contesto professionale e dell’apprendimento sul campo:

“Lo trovo un ambiente molto stimolante, creativo e supportivo sia per i formatori sia per i colleghi. In questo anno di lavoro mi ha permesso di apprendere molto e avere la possibilità di osservare tante dinamiche differenti che mi hanno arricchita.”

Nel loro insieme le opinioni dei partecipanti esprimono un bisogno di crescita non separato dal clima di lavoro, dalla possibilità di sentirsi efficaci, dall’accesso a esperienze diverse e dalla presenza di relazioni professionali supportive.

Creare spazi di apprendimento, relazioni professionali accessibili, occasioni di partecipazione e possibilità concrete di contribuire ai processi organizzativi significa anche sostenere una gestione più attiva e consapevole della propria carriera. In questi contesti si sviluppano autonomia, capacità di leggere le situazioni, di connettere aspirazioni personali, competenze, vincoli organizzativi e opportunità di crescita.
È in questa direzione che interpretiamo il lavoro con i giovani collaboratori e collaboratrici: non come semplice inserimento in un’organizzazione già data, ma come costruzione progressiva di un contesto capace di apprendere anche dalle domande, dalle esperienze e dagli sguardi che le nuove generazioni portano con sé.