L’impronta che lasciamo

Nel meeting di fine anno ci siamo fermati a chiederci che cosa resta del nostro lavoro. Non sempre lo vediamo subito, ma qualcosa resta nell’esperienza delle persone che incontriamo. È una cosa che tutti intuiamo, ma su cui raramente ci soffermiamo davvero: quale impronta stiamo lasciando?

Attorno a questa domanda si è ritrovato tutto il team Pluriversum, dall’amministrazione ai consulenti. Una domanda semplice e diretta: qual è l’impronta che lasciamo nella vita delle persone con cui lavoriamo?

Abbiamo scelto la parola impronta perché parla al pensiero rapido, quello che riconosce prima di capire.
“Che impronta lascio con il mio lavoro?” non chiede valutazioni: chiede cosa resta, dopo il nostro passaggio.

Le risposte hanno riempito decine di post-it: fiducia, ascolto, empowerment, speranza, accompagnamento. Parole che parlano di relazione prima ancora che di tecnica.

Da quelle risposte è emersa una sintesi che sentiamo nostra. L’impronta che lasciamo non è una risposta pronta, ma uno spazio di fiducia in cui le persone possono legittimare le proprie domande. È aiutare a fare chiarezza, dare nome a ciò che si vive, senza sostituirsi alle scelte di chi abbiamo di fronte. È attivare possibilità concrete, accompagnando il passaggio dal pensare al fare, rispettando tempi e traiettorie individuali. È la cura del processo e della relazione: ciò che resta anche quando l’intervento finisce, perché rende le persone più autonome nel continuare.

Quello che segue è l’espressione concreta di una risposta articolata ai bisogni delle persone, delle comunità locali e delle istituzioni; un attraversamento di contesti diversi, letti a partire da una stessa domanda di fondo: come restare fedeli alla relazione.

Dai Centri per l’Impiego e il programma GOL, dove accompagnare persone in transizione significa costruire percorsi su misura più che applicare protocolli standardizzati, ai progetti Che Impresa, Ikigai, SmartCitty e Yes I Start Up, dove l’accompagnamento all’impresa attraversa tutte le fasi del percorso, dall’emersione dell’idea alla sua messa alla prova, fino al radicamento nel territorio, intrecciando ricerca di senso, sviluppo delle competenze e sviluppo territoriale. Dai percorsi FSE+ per persone fragili e Talenti in Azione, che continuano a interrogarci su come rendere accessibili opportunità che troppo spesso restano privilegio di pochi, fino al lavoro con Fondazione CRF a supporto di giovani con fragilità nei passaggi verso il lavoro.

Abbiamo ascoltato chi lavora sui sistemi regionali di Piemonte e Marche, sui Progetti Educativi Zonali in Toscana, sul lavoro capillare di orientamento e informazione dell’Informagiovani Firenze, EUROPE DIRECT e Portale Giovani. Sono stati condivisi gli avanzamenti del Master realizzato in collaborazione con l’Università di Firenze, che forma i futuri professionisti dell’orientamento.

Particolare attenzione abbiamo dedicato ai progetti europei Erasmus+ su cui Pluriversum è attualmente impegnata. Chi coordina la progettazione europea ha presentato lo stato di avanzamento di HITS – Intelligent Tutoring System for the Academic Success, progetto focalizzato sullo sviluppo di uno strumento avanzato di supporto ai percorsi di istruzione degli studenti universitari. Le risultanze dei sondaggi svolti con studenti, professori e tutor hanno evidenziato quanto sia cruciale includere tutti gli attori nel processo di ideazione e miglioramento dello strumento. La discussione si è concentrata in particolare sugli aspetti etici legati all’uso dell’intelligenza artificiale e alla sensibilità di ogni utente coinvolto: l’AI non come sostituto della relazione, ma come amplificatore delle possibilità di accompagnamento personalizzato.

I numeri raccontano solo una parte della storia: oltre 100.000 persone raggiunte attraverso i sistemi regionali in cui operiamo, più di 500 operatori e docenti formati, centinaia di ore trascorse incontrando gli studenti di medie e superiori, dati importanti rilevati attraverso questionari dedicati, diverse regioni coinvolte. Dietro ogni numero c’è una relazione. Una domanda che prende forma. Una possibilità che si apre.