Arriva quel periodo dell’anno in cui i calendari delle famiglie cominciano a riempirsi di appuntamenti un po’ diversi: una scuola da visitare il sabato, un laboratorio prenotato nel pomeriggio, una presentazione da seguire online. Per chi frequenta la terza media si avvicina la scelta della scuola superiore. Per chi è negli ultimi anni delle superiori, gli incontri con le università, distribuiti lungo l’anno, danno forma a possibilità ancora poco conosciute.
Gli open day permettono di entrare in luoghi che, fino a quel momento, sono stati soprattutto nomi, siti internet e racconti di altre persone. Si incontrano docenti e studenti, si attraversano aule e laboratori, si prova a immaginare come potrebbe essere studiare lì. A volte si esce entusiasti. Altre volte con qualche dubbio in più.
Entrambe le esperienze possono essere utili. Una visita può aiutare a riconoscere un interesse, correggere un’aspettativa, scoprire una possibilità prima trascurata. Il suo valore dipende anche da come ci si prepara e da ciò che si riesce a rielaborare dopo.
Prima di prenotare, mettere a fuoco che cosa si vuole capire. Bastano poche domande, anche provvisorie. Quali attività mi incuriosiscono? Che cosa vorrei continuare a studiare? Quali aspetti di questo percorso conosco soltanto per sentito dire? Si può partire da esperienze concrete: un compito affrontato volentieri, un argomento che ha fatto venire voglia di approfondire, una difficoltà sulla quale si vorrebbe lavorare.
A tredici anni queste domande hanno bisogno di parole ed esempi vicini alla vita quotidiana. Negli ultimi anni delle superiori possono diventare più articolate, includendo discipline, modalità di studio e possibili sviluppi professionali. In entrambi i casi, gli interessi sono qualcosa da esplorare e mettere alla prova: possono precisarsi attraverso le esperienze.
Dare un’occhiata ai percorsi prima di visitarli. Leggere le materie, il quadro orario o il piano di studi aiuta a orientare l’attenzione. Il nome di un indirizzo o di un corso di laurea lascia spesso molto da immaginare. Vale la pena scoprire che cosa si studia davvero, quali insegnamenti occupano più spazio e quali attività vengono proposte.
Anche il programma dell’open day merita qualche minuto: una presentazione generale, un laboratorio e un incontro con gli studenti offrono occasioni diverse. Scegliere gli appuntamenti più pertinenti permette di dedicare tempo a ciò che interessa, senza trasformare la giornata in una corsa fra tutte le attività disponibili.
Preparare domande sulla vita di tutti i giorni. “È una scuola difficile?” o “Ci sono buone possibilità di lavoro?” sono domande comprensibili, alle quali è complicato rispondere in modo utile senza entrare nei dettagli.
Si può chiedere come si svolge una settimana tipo, quali compiti vengono assegnati, quanto spazio trovano esercitazioni e laboratori, come vengono affrontate le difficoltà. Per l’università, può essere utile approfondire il rapporto fra lezioni e studio autonomo, le modalità degli esami e il contenuto degli insegnamenti del primo anno. Le professioni che attirano possono essere un punto di partenza, da collegare alle attività e alle conoscenze che il percorso richiederà di affrontare.
Ascoltare più voci e, quando possibile, provare qualcosa. Chi insegna può spiegare l’impianto del percorso e le opportunità offerte. Chi lo frequenta può raccontare come ha vissuto l’ingresso, quali sorprese ha incontrato e che cosa avrebbe voluto sapere prima.
Sono prospettive da accostare: l’esperienza di una singola persona resta legata alla sua storia. Partecipare a un laboratorio, osservare un’esercitazione o assistere a una lezione permette di aggiungere un altro elemento. Anche una breve attività può suggerire domande interessanti: che cosa mi ha coinvolto? Quale passaggio mi ha messo in difficoltà? Mi piacerebbe approfondire?
Guardare anche alle condizioni che rendono possibile studiare. Tempi di viaggio, costi, orari, spazi e servizi di supporto fanno parte della scelta. Per chi pensa all’università possono entrare in gioco anche l’alloggio e le opportunità per il diritto allo studio. Conoscere queste condizioni aiuta a capire quali risorse occorrono e quali sostegni si possono cercare.
Un ostacolo merita di essere approfondito: può esserci un servizio, un’agevolazione o una soluzione organizzativa ancora sconosciuta. Per questo è utile individuare anche a chi rivolgersi dopo la visita, soprattutto quando una risposta richiede una verifica specifica.
Per gli adulti, concordare come accompagnare. Prima di entrare si può decidere insieme quali aspetti osservare e quali domande ciascuno vorrebbe porre. Durante l’incontro, lasciare ai ragazzi il tempo di parlare e formulare le proprie richieste offre un piccolo spazio di autonomia.
All’uscita, può essere interessante confrontare le impressioni prima di arrivare a un giudizio. “Che cosa hai scoperto?” oppure “C’è qualcosa che ti ha sorpreso?” aprono una conversazione più ricca del solo “Ti è piaciuta?”. Anche le diverse letture di genitori e figli possono diventare materiale utile per capire che cosa conta per ciascuno.
Dopo la visita, fermarsi qualche minuto. Si possono annotare tre cose: ciò che si è capito meglio, ciò che ha suscitato interesse e ciò che resta da verificare. Distinguere le informazioni dalle impressioni aiuta a dare a entrambe il giusto peso. Un’accoglienza piacevole conta nell’esperienza della giornata; per conoscere un percorso servono anche elementi sulla didattica e sulla vita quotidiana.
Quando si visitano più scuole o atenei, tornare sulle stesse domande rende il confronto più leggibile. E se manca un’informazione, si può cercarla in seguito, contattando un referente, partecipando a un’altra attività o confrontandosi con un orientatore. Il calendario degli incontri può procedere più velocemente della comprensione: concedersi il tempo di rimettere insieme ciò che si è raccolto è parte del lavoro.
Questo accompagnamento attraversa anche l’impegno di Centro Studi Pluriversum nei territori.
In Toscana, “Che scuola scelgo?”, promosso dalla Regione, offre alle famiglie e agli studenti delle terze medie incontri dedicati alla scelta della scuola superiore, al dialogo fra adulti e ragazzi e alle risorse disponibili per affrontare il passaggio.
Il comune di Firenze organizza l’evento “Le scuole si presentano” il 14 e 15 novembre 2026. Anche qui Pluriversum interviene con i propri orientatori attraverso colloqui individuali e seminari a tema.
Nelle Marche, il lavoro con SORPRENDO collega l’esplorazione degli interessi e delle professioni alle attività di orientamento nelle scuole, attraverso strumenti digitali, formazione e supporto metodologico ai docenti, insieme a iniziative rivolte a studenti e famiglie. In Toscana.
PONTE, di cui Pluriversum è capofila insieme ai quattro atenei pubblici della regione, accompagna gli studenti del triennio delle superiori verso scelte universitarie informate, con laboratori, formazione dei docenti e iniziative territoriali, prestando attenzione anche alle disuguaglianze di accesso alle opportunità.
A queste iniziative si aggiungerà ORIZZONTI – Orientarsi nella scelta della scuola superiore, promosso dal Comune di Arezzo e in programma il 21 novembre al Teatro Tenda. L’evento proporrà una modalità di incontro innovativa, ne riparleremo nelle prossime settimane.
Sono interventi diversi, che danno continuità al lavoro di orientamento prima e dopo i singoli appuntamenti. Anche un open day trova più facilmente il proprio posto quando c’è qualcuno con cui prepararlo, discuterne e capire quale passo fare dopo.

